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Felletin: JOURNEES NATIONALES de la LAINE 2017

Foto foto e foto..non bastano sicuramente per raccontarvi 4 giorni davvero intensi. Organizzazione perfetta dall’iscrizione in poi. Espositori di alto livello e tutta la filiera rappresentata. C’erano pure due alpaca nell’ingresso della manifestazione. Peccato sia distante,da Mantova sono circa 10 ore di auto, ma se avete l’occasione di visitare questa manifestazione non limitatevi a soli 4 giorni di permanenza. Tutto il Creuse è spettacolare.Il posto dove si svolge la manifestazione è Felletin, un paesino di poche anime che si anima improvvisamente. Vicino si trova Aubusson centro rinomato per la tappezzeria. Direi che chi tesse o fila deve venire una volta nella vita a visitare questa zona.

e poi c’è naturalmente la manifestazione..ma non sono riuscita a fotografare tutti ;((

ecco..

spero vi siate tolti la curiosità

Un abbraccio

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Una prima collaborazione interessante: La stampa con i colori naturali

Ok, se siete qui è perchè state anche voi impazzendo nel tentativo di stampare sulla maglietta senza intossicarvi. Benvenuti!

ve lo dico già:non troverete la ricetta, perchè non è ancora pronta. Ci stiamo lavorando.

Stiamo perchè in questa follia mi accompagnano Tundra stamperia ed Eleonora Spizzamiglio.

Ed ecco la sfida partita qualche mese fa:

La mia sfida è creare un colore partendo da pianta fresca non dagli estratti, che sia stabile alla luce e ai lavaggi in lavatrice.

Quindi in realtà la sfida è tripla:

  • da pianta fresca non da estratto
  • stabile alla luce
  • stabile al lavaggio

Non solo. stampare con l’indaco..scusatemi l’indaco è un chiodo fisso!!

La stabilità già restringe il numero delle piante che si possono usare alle note utilizzate tingere i tessuti. Il cavolo, la barbabietola la curcuma..non si possono usare,peccato!

Dovendo stampare il cotone ho pensato subito alle piante con il tannino. Peccato che dopo un pò il marrone e il giallo stufino.Mettici pure un pò di ferro..grigio..marrone e grigio..grigio e marrone…verdino marcio..

Ho scoperto la serigrafia proprio cercando informazioni. Il corso con Davide di Medulla è stato molto interessante, l’approccio di Michel Garcia altrettanto. Ho visto workshop dove stampano con il caffè, spinaci, cavoli..ma poi dopo una settimana e una lavatrice tutto torna sbiadisce.

Allora ho cominciato a pensare ai mordenti, alle caratteristiche del colore da stampa: denso e concentrato.

Insomma ho mescolato tutto e consegnato nelle mani di Tundra ed Eleonora maestre di stampa.

Et voilà:

Questa è una stampa fatta partendo da un mix di fiori freschi, principalmente coreopsis e tagete. La stampa è stata testata in lavatrice con ciclo a 60°C e resiste. Probabilmente il sole sbiadirà il colore, ma questo non dipende dalla tecnica bensì dalle caratteristiche delle molecole che non resistono a lungo alla luce.A lungo intendo circa 5 anni.., ma chissà che scarpe si usano tra 5 anni!!

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La tintura al tino d’indaco: considerazioni

Considerazioni in blu dopo mille esperimenti

Quando ho iniziato..

a tingere ho frequentato un paio di corsi. Nel primo di 2 giorni, alla fine della domenica, è arrivata una pentola con del liquido giallo in cui abbiamo tuffato delle matassine di cotone e l’insegnante ci ha detto velocemente che dentro c’era indaco,soda caustica e idrosolfito di sodio (dosi?mah’?). Nel secondo corso di ben tre giorni, abbiamo messo qualche goccia di un liquido blu in pentola e cotto la matassina. Insomma son tornata a casa sempre un pò perplessa.

Allora mi sono comprata i libri sul blu, che manco a dirlo sono sempre in inglese e ho acquistato il kit per tingere.Ho scoperto che il liquido messo con il contagocce era il saxon blu, mentre nella pentola gialla c’era effettivamente il risultato della tintura la tino.

Era il 2012.

Ho fatto un terzo corso..un pò più lontano dove un signor tintore con le mani blu mi ha spiegato come funziona e mostrato la ricetta con calce e fruttosio,così oggi tingo sia così che con la soda e l’idrosolfito.

Calce/Fruttosio o Soda/Idrosolfito?

Li ho provati tutti e due, anzi ho provato anche ad usare  la calce con il solfato ferroso e la calce con la robbia.Funzionano tutti, ma con tempi e efficienza diversa. Ho capito che..

Per far funzionare il tino ci vuole

pH alto e assenza di ossigeno

Non c’è altro da sapere o fare…quindi sono necessarie le cartine tornasole o un pH metro per misurare il pH del bagno e poi una sostanza che si “mangi” l’ossigeno.

La soluzione di partenza o “madre” ha un pH molto alto tra 10 e 12, perchè aggiungete la soda caustica o la calce. Nel momento in cui aggiungete idrosolfito o fruttosio il colore blu diventa giallo  e questo vi dice che non c’è ossigeno e l’indaco è pronto.

La soluzione è gialla, il pH è alto ma non tinge? avete sciolto male la polvere oppure avete già tinto abbastanza e non c’è n’è più disponibile.Dovete aggiungere altro indaco.

Il gioco dell’indaco è proprio questo: continuare a misurare il pH e guardare il colore del bagno.

   pentola con l’indaco pronto

 indaco con idrosolfito

 indaco con fruttosio

 

Il metodo soda caustica e idrosolfito di sodio

La soda caustica si scioglie molto bene in acqua e sviluppa calore (si arriva quasi ad 80°C) e per questo bisogna sempre aggiungere la soda all’acqua e non il contrario per non fare una piccola bomba!Questo calore e il pH molto alto aiutano a sciogliere la polvere d’indaco. Si crea una pasta compatta per sciogliere i grumi, un pò come preparare il budino.  L’aggiunta di acqua e idrosolfito completa la soluzione madre. Il colore cambia velocemente, l’idrosolfito è molto forte e anche il deposito sul fondo del vaso da blu diventa giallo.

Il metodo fruttosio e calce

La calce non si scioglie completamente e il calore che si sviluppa è decisamente inferiore. Ha il vantaggio di aiutarci a sciogliere i grumi “fisicamente”: come una pasta abrasiva gratta i grumi frantumandoli. Il fruttosio non ha lo stesso potere dell’idrosolfito e lavora molto più lentamente.Il colore della soluzione madre da blu diventa giallo marrone e il fondo rimane verdastro.Non l’ho mai visto completamente giallo.

Perchè usare calce e fruttosio..Sembrerebbe meno pericoloso.

Mangiamo il fruttosio, usiamo la calce a casa e quindi il metodo sembra meno pericoloso dell’altro dove sui contenitori troviamo punti esclamativi e croci che ci avvertono della pericolosità dei prodotti.In realtà anche la calce sia respirata che mangiata ci fa andare all’altro mondo e la pelle al contatto si corrode…

E la tintura?

La tintura viene bene in entrambi i modi. Nel metodo soda/idrosolfito con un immersione di 5/10 minuti si ottiene già un colore intenso. Una seconda immersione e avete già quasi il blu notte. Nel metodo calce fruttosio bisogna fare almeno 3 bagni

Sono le quantità di indaco da usare che cambiano. Per avere la stessa intensità di blu bisogna usare molta più polvere nel caso del metodo fruttosio/calce, forse perchè il fruttosio non ha lo stesso potere dell’idrosolfito.Se poi usate il guado, anzichè l’indaco, per avere un colore intenso bisogna usare dosi alte.

Attenzione alla quantità d’acqua in cui tingete..poca acqua colore intenso..molta acqua colore leggero.

Questa è la mia piccola esperienza..e la vostra?

 

 

 

 

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Estrazione dell’indaco dalle foglie

Un colore prezioso

Il blu è forse il colore che più affascina i tintori. Si nasconde sotto il verde della clorofilla delle foglie nelle piante indigofere e salta fuori solo dopo una lunga macerazione e ossigenazione in acqua alcalina. La sua storia non è meno importante e vi rimando ai molti libri pubblicati.

Il colore è prezioso e costoso perchè è presente in concentrazioni basse nelle foglie e quindi sono necessari grandi quantità di pianta per riuscire a tingere, non solo! Non si possono conservare le foglie per tingere in un secondo momento, ma bisogna lavorare con l’estratto.

Per estrarre il pigmento dalle foglie…

Il primo passaggio è quindi la raccolta delle foglie e la macerazione al sole sommerse nell’acqua. Sia il guado che la persicaria si raccolgono da giugno a settembre quando il sole scalda di più. Dopo qualche giorno l’acqua diventa marrone-beige  e le foglie perdono consistenza.                                                                  ( Ti interessano i semi?)

Si tolgono le foglie strizzandole e si inizia il processo di ossigenazione. durante il ricircolo del liquido si aggiunge la base forte (soda caustica) per alzare il pH. Il colore cambia da verde-marrone a blu nero. La schiuma da bianca diventa blu.

A questo punto il pigmento diventa insolubile e se si ferma il processo di ossigenazione, precipita sul fondo del recipiente.

Finalmente il Blu

Si può scegliere di proseguire togliendo l’ossigeno per tingere, oppure si procede con la filtrazione e la raccolta del pigmento.

Ti piacerebbe rifare quest’esperimento insieme? Guarda qui!

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lacca di Cosmos sulphureus

Una pianta vagabonda

Il cosmos è una pianta che produce una gran quantità di fiori e semi che hanno la capacità di difondersi nell’ambiente circostante grazie al vento.Attirano anche molti insetti utili. Ha bisogno di caldo e germoglia quando ormai le temperature notturne sono sopra i 15°C.

Un arancione ricco

Si estrae dai fiori un colore molto forte per semplice riscaldamento in acqua a temperature tra i 60 e gli 80 °C. Questo colore con l’aggiunta di allume si accende  e aggiungendo carbonato di sodio precipita per formare la lacca o pigmento per  pittura.

I fiori essiccati possono essere usati anche nella stampa o ecoprinting oppure utilizzati per tingere i filati.                     (ti interessano i semi?)