Blu di Francia: il guado

Il guado!

I semi arrivano proprio da lì e non hanno deluso le attese. Sono poche piante cresciute bene e questo è il primo taglio.

1. step: Macerazione

Il processo di estrazione che ho seguito non è quello tradizionale delle cuccagne, ma quello della macerazione. Entrambi vecchi di millenni, ho scelto quello più semplice.

Le foglie dopo essere state lavate sono state messe in una pentola capiente, perchè non avevo un secchio abbastanza grande. L’ho riempito di acqua calda, chiuso e messo al sole. Quest’anno il caldo mi ha aiutato e dopo mezza giornata il liquido era già molto scuro, le foglie già molli e marroni.

L’agitazione

Il liquido dopo la macerazione è un beige con un odore molto forte di cavolo, il blu salta fuori dopo aver agitato con un frullatore o continui travasi da un secchio all’altro, ma è fondamentale l’aggiunta di una sostanza che alzi il pH. Per esempio calce idrata, carbonato di sodio, la liscivia, la soda caustica. I libri di storia riportano l’uso di urina invecchiata, raccolta in vasche all’esterno delle tintorie.
effetto dell’ossigenazione e dell’aggiunta della base forte

Qual’è la migliore?

Non c’è una sostanza migliore delle altre e non so quale sia il pH ottimale da raggiungere. La scelta è influenzata da costo e quantità. La soda caustica si scioglie bene e ne serve decisamente meno del carbonato di sodio, ma bisogna maneggiarla con attenzione. Anche la calce va bene, anzi il metodo di Garcia è quello adottato praticamente da tutti per l’estrazione, è facile da usare e reperire in quantità.
Nella scelta bisogna considerare anche che alla fine del processo dovremmo neutralizzare questo liquido con un acido prima di buttare tutto. Tra gli acidi più facile da trovare ci sono l’acido acetico (aceto) e il citrico (anche il limone va bene), ma nei testi si parla di acido solforico e cloridrico che non sono facili da reperire e maneggiare senza le dovute precauzioni.
Quanta usarne? Non lo so…qui entra in gioco la misurazione del pH. Di di solito tra 10 e 11 vedo che il colore da beige diventa blu. L’importante è che abbiate comunque delle cartine tornasole per misurare sempre il pH così non vi sbagliate.
A questo punto mi fermo e attendo che si sedimenti il colore. Se riuscite a fare tutto in un vaso di vetro dovreste vedere un deposito di colore azzurro (blu). Il liquido sovrastante è verde, bruno.

La Temperatura

Se è la prima volta che lo fate, vi accorgerete che non ho parlato di scaldare pentole. La temperatura però fa la sua parte. L’estrazione del blu di guado a differenza delle altre piante è più delicata perchè il processo di estrazione è in parte biochimico, ovvero sono coinvolti degli enzimi (proteine) che liberano l’isatano a e b, i due precursori dell’indaco, dallo zucchero a cui sono complessati nella cellula vegetale.  Gli enzimi, come tutte le molecole biologiche hanno una temperatura ottimale di funzionamento. In questo caso lavorano bene dai 25 gradi ai 50 circa. Ecco perchè si sottolinea di non scaldare il bagno di indaco, in realtà la molecola resiste piuttosto bene fino a 80°C, ma è la parte biologica che ne soffre. Il processo di estrazione/tintura del guado in passato partiva dalle cuccagne, palle di foglie pressate e fermentate, non dalla polvere e quindi  si stava molto attenti alle temperature. La gestione della temperatura era ideale per permettere la fermentazione nel bagno ad opera di batteri e muffe, processo fondamentale per eliminare l’ossigeno in modo naturale e consentire la tintura.
Se riusciamo a scaldare il bagno di estrazione (il nostro contenitore con le foglie) a 80°C bastano 10 minuti per permettere agli enzimi di fare il loro lavoro. A 50°C circa 3-4 ore.  A 25°C un paio di giorni.
E’ possibile scaldare un paio di kg di foglie, ma quando si hanno 100-200 kg si preferisce fare la macerazione che durerà tanto più a lungo quanto più è freddo. In estate con 30°C esterni, di solito, dura 2 giorni.
Nel guado c’è una piccolissima parte di indossile, il precursore diretto dell’indigotina. In questo caso è sufficiente l’azione del pH alto (è un idrolisi basica) per far partire il percorso a cascata di formazione dell’indaco.

e finalmente la polvere!

A questo punto dovete raccogliere la polvere e seccarla. Io ho deciso di filtrare e seccare.

Quello che vedete in foto è a sinistra verde (non è stato lavato con aceto) e a destra blu (lavato con aceto). Perchè l’aceto?

Perchè oltre a neutralizzare la calce aggiunta, si porta via il colore giallo dei flavonoidi presenti nella foglia, che sommati al blu danno il verde.

Potreste anche tingere direttamente, basta aggiungere del riducente per togliere l’ossigeno, per esempio uno zucchero come il fruttosio, anche il maltitolo funziona, oppure il solfato ferroso, o dell’hennè.
Ho pensato di provare a fare un acquerello con questa polvere…(c’è anche quello fatto con la reseda)

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